

La plagiocefalia nel neonato è una condizione piuttosto frequente nei primi mesi di vita e si manifesta con un’asimmetria della testa, spesso visibile come un appiattimento nella zona posteriore o laterale del cranio. Per molti genitori può essere motivo di preoccupazione, ma nella maggior parte dei casi la plagiocefalia posizionale può migliorare con il tempo, soprattutto se viene riconosciuta presto e gestita con indicazioni adeguate. È importante però osservare la forma della testa del bambino, la posizione che tende a mantenere e la libertà nei movimenti del collo. Il confronto con il pediatra e, quando indicato, una valutazione osteopatica o fisioterapica pediatrica possono aiutare a capire come accompagnare il bambino nel modo più adatto.
La plagiocefalia è un’alterazione della forma del cranio del neonato, caratterizzata da un appiattimento più evidente su un lato della testa.
La forma più comune è la plagiocefalia posizionale, che non dipende da una chiusura precoce delle suture craniche, ma dalla pressione prolungata su una zona del cranio ancora molto morbida e modellabile.
Nei primi mesi di vita, infatti, il cranio del bambino è in rapida crescita e può modificarsi in base alle posizioni mantenute più spesso.
È importante distinguere la plagiocefalia posizionale da condizioni più rare, come la craniosinostosi, che richiedono una valutazione medica specifica. Per questo, in caso di dubbi sulla forma della testa del bambino, il primo riferimento deve sempre essere il pediatra.
L’American Academy of Pediatrics sottolinea l’importanza di distinguere la plagiocefalia posizionale dalla craniosinostosi e indica il torcicollo come una causa comune di plagiocefalia.
La plagiocefalia può avere diverse cause o fattori predisponenti. Spesso non dipende da un solo elemento, ma da una combinazione di abitudini posturali, tensioni e caratteristiche individuali del bambino.
Tra le cause più comuni troviamo:
Negli ultimi anni la plagiocefalia posizionale è diventata più conosciuta anche perché i bambini dormono correttamente sulla schiena per ridurre il rischio di SIDS. Questa indicazione resta fondamentale: il bambino deve sempre dormire supino, ma durante il giorno è importante alternare posizioni e proporre momenti a pancia in giù quando è sveglio e sotto supervisione. Le indicazioni pediatriche raccomandano infatti il “tummy time” supervisionato e la variazione della posizione del capo, mantenendo sempre il sonno sicuro sulla schiena.

La plagiocefalia non va valutata solo come un problema estetico. Spesso può essere collegata a una preferenza posturale o a una difficoltà del bambino nel muovere liberamente testa, collo e tronco. Per questo è utile osservare non solo la forma del cranio, ma anche come il bambino si muove, come guarda, come sta in braccio, come tollera la posizione prona e se riesce a ruotare il capo da entrambi i lati.
I segnali più comuni della plagiocefalia possono includere:
Lavorare sulle plagiocefalie potrebbe essere un modo per prevenire malformazioni della bocca e alterazioni della rotazione della colonna vertebrale, quindi possiamo dire che si lavora in prevenzione delle malocclusioni e delle scoliosi.

Il torcicollo nel neonato può essere uno dei fattori che favoriscono la plagiocefalia. Se il bambino ha maggiore facilità a girare la testa da un lato, tenderà a mantenere più spesso quella posizione. Nel tempo, la pressione ripetuta sulla stessa area del cranio può contribuire all’appiattimento. In questi casi è importante intervenire non solo sulla forma della testa, ma anche sulla mobilità del collo, sulla postura e sulla libertà di movimento globale. Una valutazione osteopatica o fisioterapica può aiutare a comprendere se sono presenti tensioni, rigidità o preferenze posturali che rendono più difficile per il bambino ruotare il capo in modo simmetrico.
La prevenzione si basa soprattutto sulla varietà delle posizioni e sulla stimolazione del movimento, sempre nel rispetto della sicurezza del bambino.
Ecco alcune indicazioni utili:
Il tummy time, cioè il tempo a pancia in giù quando il bambino è sveglio e supervisionato, aiuta a ridurre la pressione sulla parte posteriore del cranio e favorisce il controllo del capo, il rinforzo del collo, delle spalle e del tronco.
Non deve essere imposto a lungo se il bambino lo tollera poco: si può iniziare con pochi minuti più volte al giorno, aumentando gradualmente.
Il NHS consiglia proprio di usare il tempo a pancia in giù quando il bambino è sveglio, ridurre il tempo su superfici piatte e variare gli stimoli per prevenire o limitare il peggioramento della testa piatta.
Durante il gioco, puoi posizionare oggetti, luci, voce e interazioni anche dal lato che il bambino usa meno, così da incoraggiarlo a girare la testa in entrambe le direzioni.
Alternare il lato durante l’alimentazione può aiutare il bambino a ruotare il capo e a ricevere stimoli simmetrici, in particolare quando il bimbo è allattato al biberon (bibe).
Ovetto, seggiolini e sdraiette sono utili, ma non dovrebbero diventare la posizione principale del bambino durante la giornata. Quando possibile, è meglio favorire il gioco a terra e il contatto in braccio.
Tenere il bambino in braccio, proporre momenti laterali supervisionati, favorire il gioco a terra e alternare gli stimoli aiuta a ridurre la pressione sempre sulla stessa zona del cranio.
Per la prevenzione della plagiocefalia è importante non usare soluzioni non sicure nel sonno.
Meglio evitare:
Il sonno sicuro resta una priorità: il bambino deve dormire sulla schiena, su una superficie adeguata e senza oggetti morbidi nel lettino.
Il trattamento dipende dall’età del bambino, dalla gravità dell’asimmetria, dalla presenza di torcicollo o tensioni e dall’evoluzione nel tempo. Il trattamento sicuramente dà maggiori risultati se il bambino arriva prima dell’anno di vita. Dopo si interviene, ma diventa più difficoltoso il lavoro perché i bimbi tendono a muoversi molto e il cranio non è più così malleabile, come nel primo anno.
Nei casi lievi, spesso si lavora con:
In alcuni casi più importanti, o quando le misure conservative non sono sufficienti, il pediatra o lo specialista possono valutare ulteriori approfondimenti e, se necessario, percorsi specifici come l’utilizzo del caschetto correttivo. L’American Academy of Pediatrics indica la terapia con casco come trattamento possibile quando gli interventi preventivi non risultano efficaci, sottolineando che deve essere iniziata prima dei 12 mesi.
L’osteopatia pediatrica può essere utile per valutare il neonato nella sua globalità.
In caso di plagiocefalia, l’osteopata osserva:
Attraverso tecniche manuali delicate e non invasive, l’obiettivo è favorire una maggiore libertà di movimento e aiutare il bambino a sperimentare posizioni più varie e funzionali.
L’osteopatia non sostituisce il pediatra, ma può inserirsi in un percorso di osservazione e supporto, soprattutto quando la plagiocefalia è associata a rigidità, preferenza posturale o difficoltà motorie.
Quando sono presenti torcicollo, rigidità o ritardi nelle tappe motorie, può essere utile anche un percorso fisioterapico.
La fisioterapia pediatrica può aiutare il bambino a migliorare:
Il gioco terapeutico è fondamentale: attraverso attività adatte all’età, il bambino viene accompagnato gradualmente a usare meglio il corpo, esplorare l’ambiente e sperimentare nuove posizioni.
È consigliabile parlarne con il pediatra se:
La plagiocefalia nel neonato è una condizione frequente, che spesso può migliorare con il tempo e con indicazioni adeguate. Osservare precocemente la forma della testa, la mobilità del collo e le preferenze posturali del bambino permette di intervenire in modo più consapevole. Prevenzione, tummy time, variazione delle posizioni, valutazione pediatrica e supporto osteopatico o fisioterapico possono aiutare il bambino a muoversi con maggiore libertà e a svilupparsi in modo più armonico.
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Sono Gloria Curati, osteopata e fisioterapista a Parma e Salsomaggiore Terme, specializzata in osteopatia in gravidanza, neonatale e pediatrica. Accompagno mamme, neonati e bambini con trattamenti delicati, personalizzati e pensati per favorire il benessere in ogni fase della crescita.



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